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Rifiuti: Confindustria di Prato detta la linea
 
  Il direttore di Confindustria Prato, Marcello Gozzi
     
Bene la raccolta differenziata, ma servono anche i termovalorizzatori. E se non si accelera l'iter di quelli previsti in provincia di Firenze, Prato non può restare a guardare. E' in sintesi la posizione del direttore di Confindustria Prato, Marcello Gozzi.
«Nel dibattito sulla gestione del ciclo dei rifiuti dobbiamo chiarire questo – sostiene Gozzi – che riciclo e termovalorizzatori servono entrambi, dal momento che non si può arrivare comunque ad un recupero del 100% dei rifiuti».

Ci sono i tre piani provinciali, tra cui quello pratese che non prevede inceneritori; c'è un piano interprovinciale in approvazione; e poi c'è il tempo che passa...
«Dobbiamo evitare di ritrovarci come la Campania: il presidente della Regione Claudio Martini aveva indicato il 2010 come termine ultimo per attuare i piani provinciali ed evitare un'emergenza rifiuti, e aveva fatto bene. Al 2010 mancano pochi mesi e a volte le profezie politiche indicano più che altro delle tendenze».

Come dire che la catastrofe non è ancora dietro l'angolo, contrariamente al pronostico del governatore della Toscana.
«Però Martini a ragione, perché per costruire i nuovi termovalorizzatori ci vogliono almeno un paio d'anni e attualmente in Toscana abbiamo solo piccoli impianti e bruciamo solo una piccola parte dei rifiuti. E' chiaro che quello che non si differenzia va incenerito oppure gettato in discarica: entrambe le soluzioni trovano una certa opposizione di gruppi di cittadini, ma almeno con il termovalorizzatore c'è un
minor consumo di territorio. C'è urgenza di scegliere, anche per evitare di dover smaltire rifiuti altrove con costi ulteriori che finiscono nella Tia».

Non credete ad altre soluzioni impiantistiche, come il dissociatore molecolare in funzione a Peccioli?
«Crediamo che arrivare in ritardo presenta almeno un vantaggio, quello di poter riprendere le esperienze migliori maturate nel settore: ben venga anche da noi il dissociatore che può essere utile, ben vengano i moderni termovalorizzatori che hanno un impatto inquinante inferiore a quello di un caminetto».

Con la raccolta differenziata che ristagna al 37%, lontana dagli obiettivi prefissati, Prato potrebbe candidarsi per costruire un proprio inceneritore?
«Originariamente volevamo un nostro impianto e non restiamo pregiudizialmente contrari; poi ragioniamo in termini di area vasta, per cui teoricamentee si potrebbe anche pensare di fare un unico termovalorizzatore per tutto l'Ato Toscana Centro: se però questo impianto necessitasse di un iter autorizzativo lungo parecchi
anni, sarebbe un problema. In questo caso, meglio un numero maggiore di impianti più piccoli».

Se per l'opposizione di cittadini, ma anche di politici e amministrazioni, dovesse sfumare o trovare ostacoli il progetto del termovalorizzatore a Case Passerini, Prato potrebbe costruire un impianto delle dimensioni di quello della Piana?
«Non ho elementi tecnici per rispondere a questa domanda. Non dimentichiamoci però che c'è un impatto che per Prato deve essere commensurato alla ristrettezza del territorio, all'accessibilità e alla valutazione dei flussi stradali».

E se la realizzazione degli altri impianti previsti in provincia di Firenze dovesse subire delle battute di arresto o delle lungaggini?
«Allora Prato dovrà muoversi, pensare ad alternative anche per quanto riguarda gli impianti».

Le risulta che negli ambienti industriali pratesi qualcuno abbia già cercato il sindaco Cenni per chiedere di sponsorizzare un termovalorizzatore pratese?
«No, non mi risulta. Del resto la giunta si è insediata da poco e si è appena messa al lavoro, pur procedendo con celerità».
 
     
 
 
 
 
 

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Da:Ornella De Zordo sulla Tav


Da anni la Regione Toscana sbandiera l'obiettivo dei 500mila pendolari toscani sui treni, da raggiungere grazie anche al futuro sottoattraversamento dell'Alta Velocità di Firenze, che libererebbe i binari di superficie per i treni regionali. Secondo l’ex assessore Riccardo Conti, il tunnel avrebbe permesso di raddoppiare il numero dei pendolari toscani che usano il treno. In realtà, lo stesso risultato si otterrebbe aggiungendo alcuni tratti di binari per il passaggio in superficie della Tav. Ma è stata inutile finora ogni dimostrazione anche tecnica della possibilità di utilizzare i binari di superficie sia per l’alta velocità che per treni regionali. Ieri però, in occasione di un seminario sulla mobilità fiorentina svoltosi alla Facoltà di Architettura, ci è toccato di sentire per bocca di un dirigente della stessa Regione che 500.000 non è il numero dei passeggeri ma dei viaggi! Ovvero la metà circa di passeggeri, più o meno lo stesso numero di quelli forniti oggi di questo (dis)servizio. Un malinteso o un cambiamento tecnico dell'obiettivo? Sarà bene chiarire al più presto questo aspetto. Lo faccia il nuovo presidente Rossi o, per lui, il neo assessore Ceccobao, dicendo una parola definitiva sull'obiettivo della Regione e soprattutto i modi per raggiungerlo (quanti treni, corse e fermate in più servirebbero per l'area fiorentina?). E, nell’occasione, vengano anche a spiegarci perché non hanno mai voluto prendere in considerazione il passaggio Tav in superficie, e la sua provata compatibilità con i binari dedicati ai treni per pendolari. Non vorremmo trovarci alla fine con le casse vuote e il territorio devastato da una scelta ambientalmente disastrosa, e per giunta con il solito penoso servizio per i pendolari. Come dire, il danno e la beffa.
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